Ho scelto di parlare dei cani con deficit sensoriali (sordi o ciechi o sordi e ciechi) perché è un argomento che mi tocca da vicino avendo io un, ormai anziano, pastore australiano divenuto cieco a 11 anni.
Come spesso fanno i cani da pastore, lui utilizzava tanto la vista per orientarsi negli spazi e per individuarmi quando se ne andava per i fatti suoi in passeggiata.
La cecità è avvenuta abbastanza fulmineamente (si presume per una patologia chiamata SARD, “Sudden Acquired Retinal Degeneration” o Sindrome da Atrofia di Retina)
Eravamo in pieno lockdown e mi accorsi che lui andava a sbattere più del solito contro le cose. Avevamo già appurato, in precedenza quando lo adottai, un danno al cristallino in un occhio e quindi, a volte, prendeva male le misure e urtava oggetti o mobili. Osservandolo più nel dettaglio mi accorsi che non vedeva.
Lui ha sempre avuto delle ottime capacità di adattamento e quindi non ebbe un trauma emotivo nel rendersi conto che non vedeva più. Si orientava molto con le mie indicazioni vocali e per un paio di anni ha condotto una vita normale. Poi è subentrata un po’ di sordità dovuta all’età e un po’ di decadimento cognitivo e ora ci gestiamo al guinzaglio piccole passeggiate. Lui è a tutt’oggi un ottimo cercatore, soprattutto di cibo e si orienta tantissimo attraverso l’olfatto e riesce ad aprire cassetti o armadietti della cucina se sente che c’è del cibo interessante. La sua età e i suoi deficit sensoriali, non gli impediscono nemmeno di rubare cose dal bancone della cucina.
Per la stesura di questo articolo sono andata alla ricerca di studi scientifici interessanti.
Nella ricerca di Sophie Savel “I cani con disturbi congeniti dell’udito e/o della vista sono così diversi dai cani sensoriali normali? Un’indagine su dati demografici, morfologia, salute, comportamento, comunicazione e attività”*, i ricercatori hanno condotto un’indagine, attraverso l’invio di un questionario internazionale, che ha coinvolto proprietari di 223 cani con problemi sensoriali congeniti (23 con problemi di vista, 63 con problemi di udito, 137 con problemi di udito e vista) e 217 cani con problemi sensoriali normali provenienti da vari paesi.
La ricerca è nata dalla necessità di comprendere se alcune leggende metropolitane sui cani con deficit sensoriali, fossero attendibili o meno. Nel quadro generale delle leggende metropolitane si pensa che i cani con disturbi congeniti dell’udito/della vista presentino gravi problemi di salute correlati al colore del mantello Merle (cardiaci, scheletrici, neurologici), problemi comportamentali correlati al deterioramento (aggressività, ansia) e scarse capacità di comunicare, di essere formati e impegnati in attività ricreative o lavorative.
Da alcuni anni a questa parte il colore del mantello più popolari nei cani è il Merle.
Il mantello Merle può essere descritto come un patchwork composto casualmente da aree di pigmentazione completa combinate con aree di pigmentazione più chiara e diluita. Il mantello presenta quindi molto più bianco.
In origine, il tratto Merle veniva prodotto essenzialmente in alcune razze, principalmente dal gruppo da pastore. Questa caratteristica è stata progressivamente introdotta in un numero crescente di razze: Alapaha Blue Blood Bulldog, American Cocker Spaniel, American Pit Bull Terrier, American Staffordshire Terrier, Australian Koolie, Australian Shepherd, Border Collie, Boxer, Chihuahua, Collie, Bassotto, Beauceron francese, Bulldog francese, Alano, Mudi ungherese, Labradoodle, Catahoula della Louisiana, Lurcher, Pastore americano in miniatura, Dunkerhound norvegese.
Il mantello Merle è espresso dal gene omonimo , allo stato omozigote “doppio Merle” (derivato da MerlexMerle ossia con entrambi i genitori con questo gene), ed è uno dei quattro geni del pigmento conosciuti nei cani. La sua mutazione ha l’effetto deleterio di eliminare i pigmenti nei peli, nella pelle, nel naso e nelle mucose, nell’iride e nel tapetum lucidum e nella stria vascolare dell’orecchio interno. La mancanza di pigmenti nella stria vascolare causa la morte prematura delle cellule ciliate sensoriali nella scala media. Di conseguenza, i cani con i geni sopra menzionati mutati presentano spesso un mantello bianco eccessivo, pelle, naso e mucose rosa, iridi azzurre e disturbi uditivi congeniti, neurosensoriali e irreversibili.
Il Merle è inoltre associato a varie anomalie oftalmiche congenite, denominate disgenesia oculare di Merle. Le anomalie oftalmiche più gravi si osservano nei doppi Merle. In questi cani le anomalie oftalmiche possono riguardare il bulbo oculare (dimensioni ridotte, detta microftalmia, o assenza totale), la cornea (microcornea), l’iride (coloboma, ipoplasia), la dimensione, la forma, la posizione o la reazione della pupilla (starburst o pupilla deforme, discoria, corectopia), la membrana pupillare (persistenza), il cristallino (cataratta, microfachia, lussazione), la sclera (coloboma, stafiloma), la retina (distacco, displasia) e il nervo ottico. A seconda della loro gravità, queste anomalie oftalmiche nel doppio Merle possono indurre disturbi della vista da moderati a gravi, che sono suscettibili di peggiorare, o addirittura comparire, nel corso della vita.
I risultati dello studio hanno rilevato quanto segue:
- la maggior parte dei cani con problemi sensoriali presentava un eccesso di mantello bianco e iride/i scolorita. Anomalie oftalmiche sono state segnalate principalmente nei cani con problemi di vista. Pertanto, la maggior parte dei disturbi sensoriali studiati avevano una base genetica dovuta alla delezione dei pigmenti e la maggior parte dei cani con problemi alla vista erano probabilmente doppi Merle.
- contrariamente al presupposto comune che i cani con deficit sensoriali sono soggetti ad altre patologie, il gruppo con disturbi sensoriali, inclusi 131 “presunti” doppi Merle, non ha mostrato più problemi cardiaci, scheletrici, cutanei, digestivi o altri problemi di salute rispetto al gruppo con sensori normali. Sono stati testati per il gene MDR1 un numero inferiore di cani con disturbi sensoriali rispetto ai cani normali, sebbene la mutazione di questo gene, frequente nelle razze da pastore in studio, possa suscitare segni epilettiformi derivanti da un’anomala sensibilità ai comuni farmaci.
- contrariamente a un’altra ipotesi popolare relativa a disturbi comportamentali di cani con deficit uditivi o visivi, i cani con problemi sensoriali non mostravano più aggressività, ansia, ADHD o altri problemi comportamentali rispetto ai cani sensoriali normali. Tuttavia, i disturbi ossessivo compulsivo, che possono imitare i segni neurologici, sono stati segnalati molto più frequentemente nei cani con problemi sensoriali.
- si presume generalmente che i cani con disabilità sensoriali non possano essere coinvolti in modo sicuro ed efficace in alcuna attività. Di conseguenza, una totale mancanza di attività è stata segnalata due volte più frequentemente nei cani con disturbi sensoriali rispetto a quelli con sensori normali. Tra i cani “inattivi”, i problemi comportamentali sono stati segnalati più frequentemente nei cani con deficit sensoriali rispetto a quelli sensoriali normali. Tuttavia, specifiche attività ricreative sono state praticate con frequenze/livelli inferiori o equivalenti dai due gruppi. Le attività di assistenza/terapia erano praticate ancora più frequentemente da cani con disabilità sensoriali. In altre parole, i cani con disabilità sensoriali possono essere capaci quanto quelli sensoriali normali sia di praticare che di raggiungere buoni livelli di competenza nelle attività in cui i loro proprietari li impegnano.
- i risultati hanno mostrato una tendenza da parte dei cani con problemi di udito e vista a produrre più latrati e ringhi/grugniti rispetto ai cani con problemi sensoriali normali durante le interazioni con i loro proprietari. Questa scoperta è opposta all’ipotesi secondo cui i cani congenitamente sordi sono meno “loquaci”.
- le risposte riguardanti la comunicazione e l’addestramento dei segni umani ai cani hanno dimostrato che i proprietari sono in grado di adattare i loro comportamenti allo stato sensoriale dei loro cani in modo da comunicare con loro e addestrarli in modo efficiente. L’olfatto dei cani con problemi sensoriali veniva tuttavia utilizzato meno frequentemente nei segnali di comunicazione/addestramento che nelle attività canine.
- infine, i risultati hanno indicato che i cani con disabilità sensoriali possono effettivamente essere coinvolti sia in attività cooperative di svago/sport che di terapia/assistenza che si basano sulle capacità olfattive.
Nello studio è stata citata la mutazione del gene MDR1 che è un tipo di mutazione che colpisce soprattutto i pastori australiani e i border collie e che da come conseguenza una sensibilità maggiore e a volte letale ad alcune molecole chimiche e farmacologiche. Il gene MDR1 mutato suscita reazioni neurotossiche, talvolta epilettiformi, ai comuni agenti chimici (farmaci o antiparassitari) che sono ben tollerati dai cani con gene MDR1 normale. Quindi nei risultati dei questionari risultava difficile comprendere se i disturbi neurologici rilevati fossero da imputare alla mutazione del gene MDR1 perché la ricerca della mutazione era stata fatta su un numero limitato dei partecipanti.
In un bellissimo articolo “I cani sordi possono imparare a sentire e i ciechi a vedere” il dott. Eisenbart fa un’interessante disamina del come i cani riescano ad adattarsi ai deficit sensoriali.
Le ricerche suggeriscono che la sopravvivenza dei cani che subiscono un deficit sensoriale, è accelerata dalla loro biologia basata sul “riflesso di allarme”, in modo che un cane possa concentrare la sua attenzione sull’adattamento dei suoi numerosi (almeno 8) modi fisico-biologici di rilevare la luce e le vibrazioni e interpretare la luce.
Per i cani, la vista e l’udito sono modi per comunicare, mappare l’ambiente circostante, navigare, comprendere eventi per loro importanti e prendere decisioni.
S. Coren nel suo libro “How Dogs Think” riporta “stralci” di ricerche scientifiche sull’udito e sulla vista dei cani che confermano la loro capacità di utilizzare forse fino a otto o nove diversi meccanismi per rilevare, analizzare e fanno un uso deliberato e sistematico delle informazioni sul movimento delle onde meccaniche (udito) e sull’energia radiante (vista) nei loro ambienti.
I cani possono utilizzare gli elementi del corpo in modo adattivo per aiutare o sostituire parzialmente le funzioni di rilevamento dei loro occhi e dei meccanismi dell’orecchio interno, ad esempio i baffi, per rilevare le vibrazioni sonore trasportate dall’aria, dai liquidi o dai solidi.
Le vibrisse o peli tattili, hanno una funzione di sesto senso per i cani. Si tratta di recettori tattili la cui radice si trova sotto la pelle, follicoli piliferi vascolarizzati e, oltre ai baffi, ve ne sono anche in altri punti come le labbra, le mandibole, le sopracciglia, gli zigomi ed il mento.
Le vibrisse si muovono con un meccanismo a leva, cioè, lo stimolo ricevuto all’esterno genera un movimento trasmesso dal ‘baffo’ al follicolo pilifero, da dove parte verso il cervello per essere decodificato e produrre una risposta. Grazie a questo sistema ii peli tattili svolgono varie funzioni:
- lo aiutano a misurare la distanza ed a muoversi nello spazio quando è buio, visto che le correnti di aria percepite dalle vibrisse danno un’informazione circa le dimensioni dello spazio e l’ubicazione degli oggetti.
- le vibrisse sopraccigliari proteggono gli occhi del cane da possibili oggetti o sporcizia, perché vengono a contatto con loro in primo luogo e danno al cane l’impulso di chiudere le palpebre e proteggersi.
- Percepiscono attraverso la corrente la temperatura dell’ambiente.
La vista nel cane, non è così meravigliosa: vedono meglio a distanza ma hanno difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti da vicino. I baffi aiutano i cani a “vedere” le cose che si trovano proprio sotto il loro naso inviando costantemente informazioni al cervello canino. Quando un cane si avvicina a qualcosa sul suo cammino, crea correnti d’aria che si rimbalzano quando colpiscono oggetti solidi. I baffi rilevano le vibrazioni molto deboli causate da questi cambiamenti nelle correnti d’aria e agiscono come rilevatori radar. Le vibrisse o peli tattili sono una parte importante dell’apparato sensoriale tattile di molti mammiferi. Un’ampia gamma di funzioni suggerite trovate in letteratura includono l’acquisizione di cibo, l’attacco della preda, l’aggressività e il comportamento di attacco, l’espressione facciale nelle comunicazioni intraspecie, la dispersione dei feromoni, il mantenimento della posizione della testa nel nuoto e un’ampia gamma di monitoraggio ambientale (ad esempio, rilevamento della corrente in acqua, direzione del vento sulla terra).
I baffi, o vibrisse, del cane sono degli organi di senso, che comunicano direttamente con il sistema nervoso centrale. Il cane possiede numerosi organi deputati alla rilevazione tattile: tartufo, peli tattili (di cui fanno parte i baffi), bocca e altri recettori disseminati su tutto il corpo, compresi i cuscinetti plantari. La comunicazione tattile è la prima a svilupparsi nel cucciolo e lo accompagnerà per tutta la vita aiutandolo non solo nell’orientarsi nel mondo ma anche nelle interazioni sociali.
Sempre Coren fa riferimento al rilevamento e alla navigazione tramite luce infrarossa (onde a radiazione termica): per esempio i cuccioli alla nascita sono ciechi e sordi ma riescono comunque a muoversi nello spazio grazie alla capacità di rilevare, interpretare e agire in base alle informazioni provenienti dalla luce infrarossa attraverso il loro naso
Mark Bekoff in una serie di esperimenti ha rilevato che i cani, come i pipistrelli vampiri, possono percepire i punti caldi deboli e che una regione specifica del loro cervello viene attivata da questa radiazione infrarossa
“I cani sono in grado di percepire la radiazione termica proveniente da corpi caldi o da una debole radiazione termica e possono anche dirigere il loro comportamento in base a questo segnale”, afferma la ricercatrice Anna Bálint della Eötvös Loránd University di Budapest.
Il suono è (è costituito da) onde meccaniche in cui le zone di particelle sono più affollate (pressione, densità e temperatura più elevate) rispetto alla media dell’ambiente – e quindi meno affollate. Allo stesso modo, la luce è energia irradiata sotto forma di particelle d’onda che si muovono nell’ambiente. La rilevazione, la trasmissione al cervello, l’analisi e l’utilizzo delle informazioni provenienti dalle vibrazioni sonore è “udito”. Allo stesso modo il rilevamento, la trasmissione al cervello, l’analisi e l’utilizzo delle informazioni provenienti dalla vibrazione della luce è “vedere”. Le conclusioni scientifiche hanno portato a comprendere che i cani pienamente coscienti hanno molti meccanismi biologici per rilevare il suono e la luce.
Il mondo dei cani è un mondo di odori e un altro sistema di adattamento è la mappatura e la navigazione attraverso l’olfatto: i cani sordi o ciechi si creano mappe mentali legate agli odori per orientarsi.
Recenti ricerche della Cornell University hanno trovato delle connessioni cerebrali, fin’ora non rilevate, tra olfatto e vista. Questo studio ha identificato le connessioni intracerebrali che compongono l’ampio sistema olfattivo canino con nuove connessioni corticali che ampliano la comprensione del ruolo dominante che l’olfatto ha nella cognizione canina. Il sistema olfattivo è costituito da cinque tratti di sostanza bianca che collegano il bulbo olfattivo ad altre aree celebrali. Questi risultati mostrano che il sistema olfattivo del cane è integrato con molte parti diverse del cervello.
La presenza di un’autostrada informativa olfattiva-occipitale fornisce prove strutturali per l’integrazione teorizzata olfatto-visione proposta nella ricerca cognitiva canina.
Un altro strumento utilizzato soprattutto per i cani sordo-ciechi è il rilevamento di movimenti grossolani tramite contatto corporeo, ovvero “velcroing”: è nota la tendenza dei cani appena adottati a mantenere un contatto fisico molto stretto (velcroing) con la loro gente.
Il contatto fisico consente loro di percepire le vibrazioni dei suoni trasportati attraverso il pavimento, il muro e altre cose.
Non dimentichiamo che il cervello ha una sua plasticità.
La sinestesia può insorgere in caso di cecità. Studiare il cervello di un non vedente fornisce un’opportunità unica per capire la plasticità del cervello, una condizione che consiste nella capacità del sistema nervoso di riorganizzarsi funzionalmente, dopo una lesione traumatica, come se l’organo assegnasse le funzioni perse dall’area danneggiata a un’altra zona cerebrale esente da trauma. La corteccia occipitale dei ciechi è capace di un notevole cambiamento dinamico e di un successivo adattamento in seguito alla perdita della vista.








